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Jangidiminiche

Jangidiminiche

Anagrafica

    Classificazione: Maschera allegorica
    2010
    Puglia
    COMITATO BEFANA MARINARA

JANGIDIMINICHE (Angelo Domenico)
Gravina Bari

STORIA DELLA MASCHERA 

Jangidiminiche è la Maschera di Gravina in Puglia (provincia di Bari): il nome dialettale in lingua italiana significa Angelo Domenico. Si presenta con una casacca e dei pantaloni realizzati con ritagli di stoffa di vari colori che presentano in alcune parti cuciture strappate, dove predominano il verde, il giallo, il blu ed il rosso; inoltre indossa delle scarpe invecchiate e realizzate con fasce di stoffa colorate ed un cappellino colorato. La maschera è di colore bianco ed ha la forma di un cuore che rappresenta l’amore, da cui si notano due enormi occhi neri. La maschera è accompagnata da una grande “Libellula Danzante” di nome Eres, posata sulla spalla e da due piccole “Libellule Danzanti” di nome Speranza e Stella. Si racconta che Jangidiminiche fosse un bambino nato nel quartiere Rione Piaggio: egli andava spesso a giocare in solitudine lungo le sponde del burrone di Gravina e si divertiva a tuffarsi nel torrente che ancora oggi scorre silenzioso. Aveva una testa piccolissima e per questo motivo era deriso da tutti: ecco perché, quando arrivava il carnevale, la madre lo vestiva con un vestito da lei realizzato con ritagli di stoffa di vari colori e, con il desiderio di farlo divertire e sorridere, lo metteva su di un asinello portandolo in giro per il paese. Ma appena veniva riconosciuto, adulti e bambini lo insultavano: “Jangidiminiche, Jangidiminiche, Jangidiminiche…”, tanto che il piccolo Angelo Domenico, scendeva dell’asinello, si strappava i vestiti di dosso e iniziava a picchiarsi con tanta rabbia, dandosi pugni sulla testa e negli occhi. La mamma per calmarlo lo prendeva tra le braccia e, portandolo a casa, lo accarezzava amorevolmente, accompagnandosi da una cantilena. Ma Angelo Domenico aveva un segreto, una forza che lo sosteneva: il mondo incantato delle Libellule Danzanti. Nel silenzio, quando tutti dormivano, dal torrente le tre Libellule Danzanti risalendo il burrone di Gravina giungevano nella sua stanza liberando la sua anima dalla tristezza. Alle tre Libellule Jangidiminiche dette un nome: alla più grande, Eres che significa “Tu sei”. Era la Libellula che lo incoraggiava: “tu sei coraggioso”, “tu sei speciale”… La libellula gialla e luminosa, Stella, che significa “rinascita” ed illuminava le tenebre del cuore; mentre la Libellula azzurra come il cielo, Speranza perché donava forza e cancellava ogni paura.

DESCRIZIONE DELLA MASCHERA 

Si presenta con una casacca e dei pantaloni realizzati con ritagli di stoffa di vari colori che presentano in alcune parti cuciture strappate, dove predominano il verde, il giallo, il blu ed il rosso; inoltre indossa delle scarpe invecchiate e realizzate con fasce di stoffa colorate ed un cappellino colorato. La maschera è di colore bianco ed ha la forma di un cuore che rappresenta l’amore, da cui si notano due enormi occhi neri. La maschera è accompagnata da una grande “Libellula Danzante” di nome Eres, posata sulla spalla e da due piccole “Libellule Danzanti” di nome Speranza e Stella.

Persona autorizzata ad indossare la Maschera:

Teresa (Eres) Maniconi

La maschera oggi..

JANGIDIMINICHE

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